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Castrovillari. La “satira politica” di Pasquale Saladino

Castrovillari. La “satira politica” di Pasquale Saladino
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Il papà di Mariella Saladino, candidata alle Primarie, e il suo occhio satirico sull'attuale situazione politica in città

Riceviamo e pubblichiamo

E’ sabato 07 marzo, sono al lavoro come al solito, ho una copia di un settimanale locale, sulla mia piccola scrivania, sbircio, con l’occhio che dedico alla Politica, un riferimento al sacrificio di Ifigenia,  ad Agamennone, a progetti per conquistare Troia, per un attimo pensavo fosse Politica, invece era un calesse trainato da un triste asinello, un immediato pensiero, cestinare il giornale, poi ci penso la mia curiosità non si frena, perbacco, leggo, dico, l’autore è da compatire, perché sogna di essere un attore, vorrebbe riconquistare il grande pubblico come ai bei tempi, e, mentre legge pezzi pregiati della sua importante libreria, non si accorge di vestire i panni di un personaggio di un romanzo più popolano, che tiene, però, impolverato, nelle cantine del suo palazzo signorile, è preso dalla catarsi nella lettura veste i panni del commovente, per servilismo, personaggio di Miguel Cervantes, Sancho Panza, fido scudiero a tutti i costi, del triste signorotto folle, espressione del concreto e di un’intelligenza primitiva, rappresenta il senso comune popolare, empirico ed elementare, ma l’idealismo del suo cavaliere lo innalza in un’atmosfera di profana moralità che infine dissolve le intenzioni del suo utilitarismo. E’ vero, a volte, sui dettagli dell’esistenza, un libro ha il potere di abbassare una lente potentissima.

Tanta la moralità espressa da Sancho che, nel circolo cupo, durante una riunione del folle signorotto, attuando cotanto idealismo, ricevuto l’ordine, accompagna alla porta, una risorsa autonomamente apprezzata, dappertutto, nell’ambiente del Partito Democratico Nazionale e del Partito Socialista Europeo, ma ingombrante nella sede del PCI di Castrovillari, “che ci fai tu qui”, urlò, “questa è una riunione del cavaliere folle”, riscuotendo l’applauso dei peperoni secchi, ma facendo “una figura di Fede” tra la i saggi popolani del paese.

Tra i personaggi che interagiscono direttamente con il disegno di questo “don Quijote”, questo Sancho è senza dubbio quello che lo fa in modo più influente, ed in modo altrettanto significativo ne riceve gli effetti. Il suo ingresso nel romanzo si ha nel capitolo “garanzia ad una porta”, quando “don Quijote”, meticoloso nel seguire la regola del “non ci sono altri sindaci al di fuori di me” , decide di munirsi di uno scudiero e sceglie lui, un povero borghese rosso che lavora per mandare avanti la famiglia, che riesce a convincere promettendogli il governo di un’isola come ricompensa, ma con la sua intromissione nel romanzo, Sancho Panza, non fa altro che mettere ancor più in rilievo la dissennatezza politica del cavaliere folle.

Ma l’avversario, stavolta, non è ne un mostro ne un mulino a vento, ha il sol torto della freschezza Politica e della grande caparbietà, crea allergia ai peperoni secchi rossi, intuisce la debacle verso cui si potrebbe andare in caso di sciagurata riprosizione il centro sinistra, si fa per dire, e con garbo europeo, ma determinata e forte, decide, contro il volere del padre, perfetto conoscitore dell’ambiente, offre una occasione alla Città, sicuramente senza militanza comunista, e, non è sicuramente un difetto, volendo aprire la città al Partito Plurale, progetto, questo si, che vede l’avvio di una Politica Socialista e Democratica anche nella nostra Città.

Questa è la vera paura, altro che sacrifici, caro Sancho, e poi, in famiglie come la mia “i figli so piezzi i core”, ed è vero, comprendendo che  a volte c’è chi questi affetti li annaffia, con il vino della viltà politica  a tutti i costi, e capisco pure che può fare tanta invidia vedere un padre convinto supporter a condividere un percorso Politico di una figlia, apprezzandone e amplificandone la voglia. Sancho chi vivrà vedrà.

Pur se “iniziato forgiaro” all’ITIS di Castrovillari, e me ne vanto, facendo tesoro dei miei ulteriori studi per conseguire una seconda laurea in Giurisprudenza, penso che il Sancho che scrive si avvicini in questo più a Lucrezio, per la similitudine con la natura poetica del De rerum natura che fa sì che col suo pessimismo esistenziale avanzi profezie apocalittiche, visioni quasi allucinate, critiche e ambigue espressioni, che accompagnano il poema, dando l’immagine di un ateo psicotico in preda alle forze del male. Noi invece amiamo sorridere in politica, come al lavoro quotidiano, come con gli amici, e ci dispiace per gli altri che ha volte perdono il tempo, ne hanno tanto, dietro i progetti di Troia.

Per, dire la verità, per non essere vaccinati al socialismo, alle europee di maggio 2014, “alle botteghe oscure” si sono chiusi con le spranghe e nei tuguri, nascondendo, perché non partorite in casa,  proposte nuove per paura di epidemie di rinnovamento che ucciderebbero la autoconservazione di cadaveriche realtà politiche; si fregiano vilmente però, di un + 21% europeo, che li salva dal suicidio politico, e di + 709 voti sui complessivi 2000 votanti alle primarie.

Sancho scendi, dall’asino, sta facendo giorno , e poi, un risultato lo hai ottenuto, mi stai facendo venire la voglia di fare (satira) politica.

 

                                                                                    Pasquale Saladino

                                                      “un papà orgoglioso e felice che ride sopra alle vostre ciancie

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