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Cosa chiederebbero i giovani di Cassano al nuovo vescovo?

Cosa chiederebbero i giovani di Cassano al nuovo vescovo?
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È appena andato via don Nunzio Galantino che già ci prendiamo la briga di chiedere come immaginano i cassanesi il nuovo vescovo di Cassano, monsignor Francesco Savino. Cosa chiederesti al nuovo Vescovo di Cassano? Maria Vittoria, appena quattordicenne dice: “Vorrei tanto sapere come ci si sente nel ricoprire un ruolo così importante? Ha tante responsabilità, giusto?”. Luca, 19 anni, si affaccia a sostenere l’esame di maturità: “io vorrei sapere dal nuovo Vescovo se ha qualche consiglio per la nostra vita spirituale? Per riuscire conoscere meglio Gesù? Visto che al giorno d’oggi, sono rari i giovani che frequentano le chiese e la messa domenicale. Molti” ammette Luca “non vanno a messa da quando hanno fatto la Cresima, io per primo, ma perché vedo il sacerdote come un essere lontano. No a misura di uomo. Ho quasi paura ad andarmi a confessare e dire di aver detto magari una parolaccia perché non so come la potrebbe prendere”.

Mario, fa l’assistente idraulico e si chiede: “oggi il numero delle vocazioni da parte di ragazzi e ragazze italiani è in calo o in aumento? Perché? Mi ha sempre affascinato capire come funziona la “chiamata”. Alessandra, 15 anni, invece, vorrebbe chiedere a monsignor Savino: “Cosa si prova nel lasciare famiglia, amici ed affetti per seguire Gesù? Si prova un po’ di nostalgia?”. Rosanna, 18 anni, anche lei vicina al conseguimento della maturità classica azzarda: “al nuovo Vescovo chiederei cosa cambierebbe della chiesa. E se Gesu’ fosse vissuto ai giorni nostri, sarebbe comunque entrato nella storia? E in che modo avrebbe cambiato il mondo odierno?”.

Mario ammette di essere uno che si scontra con le scelte di una Chiesa che sembra, sempre più spesso, non rappresentare il luogo dove un cristiano normalissimo, piccolo e peccatore, può trovare rifugio, comprensione, accoglienza ed amore. La gente è sempre meno “gregge” e sempre più “persona” ed ha bisogno di verità e di testimonianza ma soprattutto di normalità. Perché c’è sempre più l’urgenza di una “Chiesa Casa” e non di una “Chiesa Chiusa”, dove si possa far crescere i sogni e sviluppare i carismi, nel confronto delle diversità e nel rispetto di tutti”. I piccoli amici della scuola dell’infanzia invece timidamente chiederebbero al nuovo pastore la squadra del cuore e il piatto preferito.

Sicuramente ognuno aspira in un Vescovo a misura d’uomo, per la gente e fra la gente che sappia continuare il percorso tracciato dall’indimenticabile don Nunzio Galantino riuscendo a mettere i sogni dei giovani al centro di un’azione di aggregazione.

Caterina La Banca

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