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Trebisacce. Anziano in fila per ore ma la macchina per le lastre è rotta

Trebisacce. Anziano in fila per ore ma la macchina per le lastre è rotta
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Ospedale di Trebisacce: di male in peggio! Così vanno le cose presso quello che un tempo era un presidio sanitario e che oggi non è nelle condizioni non solo di fronteggiare le emergenze, ma neanche di assicurare servizi essenziali come la diagnostica. Emblematico il caso di un anziano cittadino di Alessandria del Carretto che, munito di impegnativa rilasciata dal suo medico curante, si reca presso l’Ufficio CUP di Trebisacce per prenotare semplici radiografie alle anche per approfondire le cause dei suoi malanni che ormai lo rendono claudicante. Bene, il suo calvario, preceduto dagli oltre trenta chilometri della Provinciale 253 impervia e piena di curve che collega Trebisacce con Albidona e Alessandria del Carretto, inizia proprio all’Ufficio CUP dove il povero anziano trova una folla di persone in fila davanti all’unico Sportello di un Ufficio che sulla carta ne prevede ben 4, una fila fatta tutta da persone legittimamente irritate e nervose per la lunga attesa che spesso e volentieri scaricano i propri malumori contro l’incolpevole impiegata.

Ma quando, dopo una lunga attesa, il povero paziente arriva davanti allo sportello, si sente dire che l’attrezzatura per eseguire delle semplici “lastre” è rotta da tempo e che, se vuole eseguire le sue radiografie, si può prenotare o per Corigliano, o per Rossano, o per Castrovillari. Facile immaginare la delusione e la rabbia di quel povero anziano che, se vuole farsi le lastre, deve aggiungere altri 30/40 chilometri al proprio calvario e comunque trovarsi anche un mezzo di trasporto perché per raggiungere da Trebisacce sia Corigliano-Rossano che Castrovillari ci sono collegamenti pubblici proibitivi. Ma non è la prima volta che le attrezzature della Radiologia di Trebisacce, tutte ormai datate ed obsolete, vanno in tilt e ogni qual volta si sono fermate, ci son voluti mesi e mesi prima che i tecnici vi mettessero mano.

Ma il prolungato blocco di un servizio così importante come la diagnostica non è che la punta di un colossale iceberg, costituito dalle gravi e ormai insopportabili lacune che riguardano l’ex Ospedale “Chidichimo” che, con un organico dappertutto sottodimensionato per il pensionamento di una pletora di medici e infermieri, continua a sfoggiare l’insegna di un Pronto Soccorso “finto” e che, nell’indifferenza del fluttuante management dell’Asp e della politica a tutti i livelli, sopravvive solo grazie ai sacrifici quotidiani dei pochi operatori sanitari rimasti, costretti ad assumersi le responsabilità di altri ed a sottoporsi a turni di lavoro faticosi e stressanti.

Pino La Rocca

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