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Cassano. «Senzatetto, scalza e al freddo». Cittadino scrive a vescovo e sindaco

Cassano. «Senzatetto, scalza e al freddo». Cittadino scrive a vescovo e sindaco
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Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di un cittadino di Cassano allo Ionio indirizzata al vescovo della Diocesi, don Francesco Savino; al sindaco, Gianni Papasso; all’assessore alle Politiche Sociali, Elisa Fasanella; al comandante della stazione dei Carabinieri, Michele Ornelli.

Eccellenza reverendissima, onorevoli Signore e Signori, preliminarmente Vi chiedo tante scuse per avervi scomodati e distratti dai vostri gravosi compiti e funzioni istituzionali. Sono Martino Zuccaro, per chi non mi conosce, nella mia qualità di cittadino residente nel Comune di Cassano all’Ionio e di cronista di marciapiede (giornalista, ndr), mi rivolgo a tutti voi con la pia convinzione che facciate vostra la richiesta che sto per avanzare, la stessa vale come denuncia di rilevanza sociale, religiosa ed etica.

  Premesso:

  • Che sul territorio comunale, da alcuni anni, si aggira una persona, una donna e madre, di nazionalità marocchina che, per motivi di discrezione e di rispetto nei confronti della stessa, chiamerò Fatima, senza fissa dimora, che non ha tentato mai di far male a qualcuno, però la stessa versa in condizioni fisiche, igieniche e psichiche molto preoccupanti;
  • Che la medesima la incontri a Cassano lungo varie strade. In particolare lungo la stradella delle Caldane; l’ho incontrata qualche settimana fa rannicchiata sul ciglio della sponda destra del fiume Eiano; mi sono fermato, ho attivato il clacson, si è alzata da terra, dove giaceva avvolta in una coperta e con vestiti sporchi, puzzolenti e sdruciti, col volto sporco e cosparso di crosticine di sporco pregresso e sedimentato; si è avvicinata all’auto, e le chiesi se avesse bisogno di qualcosa. «No, di niente. Ce l’hai un euro?» Glielo diedi.
  • A Sibari, a qualche centinaio di metri dall’incrocio della SS 106, proveniente da Lauropoli, nei pressi delle case popolari, ho incontrato Fatima che giaceva sdraiata sull’erba, sul ciglio della strada che da Lauropoli porta, appunto, a Sibari.
  • A Lauropoli ho incontrato Fatima in Piazza Capolanza, che giaceva per terra avvolta in indumenti, alquanto sudici. Ancora a Lauropoli, nella piazzetta di Via Fiume idem: seduta per terra con due buste di plastica contenenti stracci ed altri rifiuti alimentari, raccolti qua e là. In mano una bottiglia di plastica di oltre un litro contente vino; altre volte l’ho incontrata in possesso di lattine di birra. Ne ho parlato con persone amiche le quali mi hanno “sconsigliato” di avvicinarla, perché… mi avrebbe potuto… contagiare qualche malattia!

Ne ho parlato con altre persone e mi hanno suggerito di rivolgermi ai servizi sociali comunali. Alla fine mi hanno sconsigliato. E non ho fatto nulla: e di ciò me ne dolgo e mi pento con tutto il cuore.

  • Oggi a Lauropoli, in corso Laura Serra, intorno alle ore 9,20/9,40, Fatima si aggirava, con atteggiamento guardingo, verso alcuni contenitori di rifiuti di plastica color giallo e blu; li ha capovolti frugandovi dentro. Dopo averli capovolti, ha preso qualcosa: a distanza di una ventina di metri non sono riuscito a vedere cosa avesse asportato. Dopo qualche minuto l’ho rivista che trascinava una pedana in legno abbandonata, e la “nascose” in una rientranza tra un’abitazione e l’altra, ancora su corso Serra, e andò via.
  • Intorno alle 19,00-19.30 ho avvistato la signora Fatima, la quale s’era tolte le scarpe coprendosi con la solita coperta, rannicchiandosi, in una vera e propria posizione fetale, sulla limitata superficie della pedana di legno. Mi sono avvicinato e le ho chiesto se avesse bisogno di qualcosa e stessa bene, dopo avere ascoltato, a distanza, un pietoso e lancinante rantolo di persona che piangeva e si lamentava, pronunciando parole incomprensibili. Si è alzata e mi ha chiesto di andare via.

Tutto ciò premesso ed evidenziato, chiedo alle Signorie Vostre Illustrissime:

  • Di adottare un provvedimento urgente per assicurare a Fatima un posto protetto e lontano dal freddo e dalle intemperie, dove alloggiare e dalle cattive persone;
  • Di assicurare igiene personale con un bagno caldo, vestiario pulito e sostentamento;
  • Di ridare a Fatima un dignitoso soggiorno sul nostro territorio;
  • Di assicurarle un minimo di assistenza igienico-sanitaria, in modo che possa soddisfare i propri bisogni fisiologici in luoghi idonei, e non tra la gente, in pubblico, come ad esempio è accaduto, tempo addietro, in via Leonardo Vinci, all’ingresso di Lauropoli.

Sono fiducioso in un pronto intervento da parte di tutti Voi. Fatima non è forse una delle tante “sorelle” delle quali parla spesso Papa Francesco?

  Con immutata stima e rispetto per le singole competenze, esprimo profonda cordialità

                                                                      Martino Zuccaro

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