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Corigliano. All’oratorio Don Bosco i non vedenti scendono in campo nel torball

Corigliano. All’oratorio Don Bosco i non vedenti scendono in campo nel torball
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di Cristian Fiorentino – Iniziativa educativa nei giorni scorsi presso la palestra “Don Bosco” dell’oratorio salesiano di Corigliano. Idea nata da una sinergia tra l’ufficio per la pastorale delle persone con disabilità, della diocesi di Rossano-Cariati nelle persone di Don Agostino Stasi e Don Rocco Grillo, e l’Unione Ciechi e Ipovedenti sezione di Cosenza presieduta da Franco Motta. Manifestazione sportiva, finalizzata all’inclusione delle persone non vedenti, con in campo gli atleti di mister Kevin Garofalo nella specialità del torball. La gara dinamica è stata solo un primo atto per promuovere una disciplina che mira ad inglobare tanti nuovi atleti in tutta la provincia e nella fattispecie anche sull’arco jonico. Nella sfida dimostrativa si sono cimentati anche persone vedenti, con tanto di benda, che hanno potuto saggiare non solo le proprie abilità ma soprattutto i propri sensi dell’udito, del tatto e della concentrazione.

Le stesse percezioni sviluppate e utilizzate dai ciechi e ipovedenti sia quotidianamente che nelle partite di torball e degli altri sport. Il torball è una specialità a squadre, tra le più praticate da persone non vedenti, in cui si affrontano due team da 3 giocatori ciascuna con 3 riserve. Si utilizza un pallone di 500 grammi, munito all’interno di campanelli in modo che la traiettoria della palla sia avvertita dai giocatori. Il campo di gioco è suddiviso in due metà da tre cordicelle tese dotate di campanelli ed è lungo 16  metri e largo 7 metri. La porta ha la stessa larghezza del campo e un’altezza di 1,20 metri. I giocatori si schierano in campo con una benda oculare che impedisce completamente la vista ed hanno come punto di riferimento un tappetino che permette la posizione. La meta è tirare con le mani la sfera verso la porta avversaria per segnare i gol facendola passare sotto le cordicelle di delimitazione del rettangolo di gioco. Se il pallone tocca le cordicelle si compie un fallo con conseguente uscita momentanea di chi ha eseguito il tiro per la durata dell’azione successiva.  Ogni tre falli si assegna un rigore agli avversari con un solo giocatore per squadra in campo. Si può giocare anche scalzi e la partita ha due tempi, ognuno da 10 minuti effettivi, e vince la squadra che totalizza il maggior numero di reti.

Torball che, come disciplina, nasce nel primo dopoguerra, del ‘900, come riabilitazione sportiva proprio per i reduci di guerra. Nel corso dello scorso secolo prende piede anche in Italia e da cinque anni è presente a Cosenza e provincia grazie all’Asd Polisportiva Olimpia. In questa stagione, la Pol. Olimpia ha già giocato il primo turno di coppa Italia di torball, a Bergamo, mentre nelle prime due giornate di campionato riposerà ma prenderà parte, il 22 e 23 aprile, alla terza e quarta giornata in programma a Rende. La quinta e la sesta sono in calendario il 13 e 14 maggio in attesa di capire se la sede sarà l’Aquila o Enna. La formazione cosentina di torball della Pol. Olimpia è formata da Marco Quintiero, Branco Andreic, Roberto Crocco, Charles Pigas, dagli jonici Ernesto Sallustro, di Corigliano, Medhi, di Amendolara, e Agostino Speciale di Trebisacce. Atleti che con grande passione per ben tre volte a settimana raggiungono Rende per le sedute di allenamento. Nel gruppo anche Carlo Greco, persona vedente che secondo regolamento può far parte del team, e che entusiasta si è avvicinato alla squadra per sostenerla fino a farne parte integralmente.

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