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Da Trebisacce in moto fino al Campionato Italiano. «I miei amici fecero una colletta per farmi gareggiare»

Da Trebisacce in moto fino al Campionato Italiano. «I miei amici fecero una colletta per farmi gareggiare»
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Ciacci1 - pag. 12L’Alto Jonio, terra difficile, dove spesso si crede, a torto, che molte cose vengano precluse perché magari lontano da realtà ben più gratificanti nelle opportunità. Quando dentro ognuno di noi però scocca la scintilla però, e sappiamo animarla sotto la spinta di una forte passione, senso di sacrificio e convinzione, ecco che da quella scintilla avvampa un fuoco, il motore che ci permette di arrivare lontano, lì dove molti spesso non immaginano si possa arrivare.  Se poi ci si mette in testa di voler fare il pilota, in un contesto dove si fa fatica anche solo a poterlo immaginare o spiegare alla gente, ecco che il sogno assume quasi le sembianze del delirio, dell’impulso incosciente di chi non ha ben presente quella che è la realtà in cui si vive.

Francesco Ciacci, 35 anni da Trebisacce, un lavoro in una concessionaria, è un ragazzo che quel sogno lo ha coltivato sin da piccolo. E ce l’ha fatta «anche grazie alle persone care, che si sono private di risorse pur di farmi correre». Imola, Vallelunga, Monza, Mugello, Misano, i teatri che hanno visto crescere Francesco e confrontarsi con i più forti piloti nazionali e a volte, anche a metterseli dietro. Arrivando ad un soffio dal Campionato del Mondo, negato però dai quei giochi del destino spesso decisivi nella vita di ognuno.  «Avevo 14 anni, ed amavo le moto. Dopo qualche garetta con lo scooter, alcune persone a me vicine notarono che forse meritavo di più. Ed allora, un giorno andammo a Binetto sull’Autodromo del Levante con un’Aprilia 125, e subito riuscii a girare a soli due secondi dal riferimento per le 125». Fu l’inizio. «A quel punto, ci furono amici che pur di farmi di correre e partecipare ad un campionato vero, arrivarono anche ad una colletta tra loro», ricorda.  Il debutto in una gara arrivò nel ’97 nel Challenge Aprilia 125, un Campionato dove si corre su moto uguali, e la differenza, il più delle volte, sta nel pilota: «Eravamo con una moto gestita in casa da un gruppo di ragazzi con la voglia di vivere l’atmosfera del paddock e delle gare». Una stagione di esperienza, ma poi lo stop. I fondi scarseggiano e per Francesco l’inattività sino al 2003, quando con una Yamaha R6 corre il Trofeo del Mediterraneo, una serie di gare che si disputano sull’Autodromo del Levante. Qui l’anno dopo arriva la prima vittoria oltre al terzo posto finale nel Trofeo Inverno, sempre su Yamaha R6.

ciacci2 - pag. 13Ma il vero punto di svolta è nel 2005 quando «ci rubarono il furgone e tutta l’attrezzatura. In quel momento tutto sembrava finito». Ma nulla è perso: ci si rimbocca le maniche, arriva una nuova moto e l’iscrizione al Campionato R6 Cup con l’aiuto gratuito di un team. Nel 2006 ad Imola, la grinta del pilota di Trebisacce si fa notare nel cosiddetto giro buono ed alcuni team del circus italiano si interessano a lui. Uno dei titolari delle compagini più importanti, Marco Barnabò del Team Barni Racing, pluricampioni italiani ed europei, viene invitato a seguire quel giovane calabrese, pochi mezzi e tutta grinta, che riusciva spesso ad inserirsi in alta classifica. Ma qualcosa va storto. Sul tracciato di Monza, con Barnabò al muretto box, la grande occasione viene rovinata da una moto che accusa qualche problema, il pilota cerca di sopperire, ma una caduta spezza sul nascere ogni possibilità.Una cocente delusione, ma un alto responsabile di una famosa azienda di sospensioni, indirizza il Team BYRT verso Francesco a cui però spetta il compito di non far rimpiangere la scelta. La prova del 9 arriva a Vallelunga al trofeo di Natale, tappa che chiude la stagione. A Francesco si chiede di arrivare nei primi 6. Lui fa di più…vince! Si aprono così le porte del CIV, Campionato Italiano Velocità.

I suoi avversari sono campioni affermati o potenziali tali. Ivan Goi, Alessandro Polita, Matteo Baiocco, Gianluca Vizziello gente con stagioni anche nel Mondiale Superbike. Lui ce la mette tutta. Con la dea bendata che spesso però volta le spalle. Posizioni in classifica che fanno a pugni con le prestazioni in prova. Cadute, noie meccaniche, frenano la corsa di quel ragazzo di Calabria mentre si confronta in un teatro così difficile e contro strutture di alto livello. Qualche soddisfazione arriva. Nel 2012, nell’ambito della manifestazione “Stelle dello Sport” organizzata dal CONI Calabria, viene nominato “Miglior pilota Calabrese in ambito velocità”. Soddisfazioni anche in gara: nella stagione 2014 arriva secondo nella Master CUP di Vallelunga, e sull’ “Enzo e Dino Ferrari” di Imola, dà vita ad un duello esaltante contro Manuel Poggiali, due volte Campione del Mondo, con cui lotta tutta la gara per il sesto posto.

Il 2015 di Francesco Ciacci vede ancora la Superbike del CIV, la classe regina del motociclismo tricolore, con una BMW S1000 e tutta la passione del primo giorno in pista, nel ’97, quando lui insieme ad un gruppo di amici, si mise in testa un sogno, quello di poter fare il pilota di moto. La storia di Francesco racchiude i sacrifici di chi dalla Calabria è riuscito ad arrivare a gareggiare nel Campionato Italiano, a realizzare il suo sogno, ma anche fare capire cosa spesso sia la vita di un pilota o di uno sportivo in generale. «Lo sport ti forma nelle sconfitte. L’importante è poi tornare in sella per fare quello che tu hai scelto di fare, non mollando mai».

William Toscani

 

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