“Oasi poetica” come rifugio dell’io e della parola
di Federica Grisolia
“Oasi poetica” di Paolo De Cesaris è un attraversamento dell’anima, un luogo sospeso in cui la parola diventa rifugio, memoria e necessità vitale. Uno spaccato biografico, quasi un “sigillo filosofico”. La raccolta – pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore e disponibile anche nella versione e-book – si configura come un diario in versi, un flusso emotivo che accompagna il lettore lungo le stagioni della vita, tra luci e ombre, slanci e ferite, ricerca e rivelazione. «Il titolo – racconta l’autore, igienista dentale di professione, che vive a Velletri (Roma) – nasce mescolando emotività e immagini di luoghi esotici, ferme nella mia mente, piacevoli ricordi dei viaggi fatti nel corso degli anni. E’ un vecchio progetto, cullato dall’adolescenza». Il cammino poetico prende forma dall’infanzia, nucleo originario di ogni visione. Qui De Cesaris si espone senza filtri, intrecciando ricordi primari e passioni nascenti: la musica di Battisti come colonna sonora dell’anima, la costiera amalfitana come orizzonte emotivo, i luoghi nativi che affiorano non solo come geografie fisiche ma come radici identitarie, attraversate da echi di storia e appartenenza. «Credo che mettersi a nudo sia il primo passo per scrivere, attraverso la ricerca di sé stessi, del proprio passato, aprendo un confronto con l’ego vissuto».
La raccolta si apre, poi, al tempo della crescita e del confronto con il mondo: lo sport come disciplina del corpo e della mente, la natura come spazio di ascolto e rigenerazione, gli amori e la moda come linguaggi del cambiamento e della ricerca di sé. Accanto ai pensieri più intimi, emergono temi sociali affrontati con sensibilità: la religione, la tossicodipendenza, la violenza, il tifo, osservati come fenomeni collettivi ma anche come esperienze che incidono profondamente sull’individuo. «Considero la poesia che affronta determinate tematiche sociali, una voce riflessa che potrebbe aiutare il lettore a sviluppare maggiore sensibilità verso di esse». Nella parte finale, la silloge si fa più scarna e meditativa. L’autore, con una scrittura lineare e figurativa che lo caratterizza, dà voce alle proprie sofferenze, dialoga con la mitologia e approda alla meditazione come atto di ricomposizione interiore. «Questa di Paolo De Cesaris – scrive, nella Prefazione, Francesco Gazzé, autore e compositore, fratello del noto cantante Max Gazzè – non è una raccolta di poesie, ma un vero e proprio album di fotografie. Le immagini vivide e le meticolose descrizioni create dal poeta, infatti, risultano così incantevoli ed evocative che a fatica si riesce a distinguere l’arte letteraria da quella visiva o cinematografica». La poesia diventa, così, gesto catartico, bisogno inconscio di elaborare l’ego poetico ed emotivo. «Sicuramente – confessa l’autore – mi ha aiutato a trovare equilibrio e consapevolezza. Per tale motivo la poesia resta una finestra sul mondo, fatta di dettagli, toni di voce e sfumature d’animo».
Un’opera autentica e coraggiosa, che invita il lettore a sostare in questa “oasi” di parole e a riconoscersi, attraverso la poesia, nelle fragilità e nelle tensioni dell’esistenza. «Spero di suscitare qualcosa di positivo. L’ immersione nell’oasi, sarebbe il massimo».

