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Trebisacce, interventi di recupero all’antica Fornace

Trebisacce, interventi di recupero all’antica Fornace
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L’antica Fornace Aletti si rifà il look per continuare la sua missione di marcatore identitario e di testimone del tempo per una città che guarda al futuro ma che vuole rimanere saldamente ancorata alle sue radici. E nelle radici della storia di Trebisacce c’è, e con piena legittimità, la storica Fornace di laterizi realizzata tra il 1905 e il 1907 per volontà dell’ingegnere varesino Adone Aletti e di un imprenditore di Cosenza, Luigi Palermo. Dal punto di vista tecnologico, la Fornace Aletti costituisce una delle prime testimonianze in Calabria dell’utilizzo del cosiddetto “Forno Hoffmann” che consentiva di ottimizzare i tempi di cottura dell’argilla, utilizzando minori quantità di combustibile e minore manodopera e realizzando prodotti sempre più perfetti e concorrenziali. Ma oltre alla valenza commerciale dei suoi prodotti realizzati con l’argilla dell’antica “cava”, la Fornace, a quel tempo unica forma industriale in tutto il territorio dell’Alto Jonio cosentino, per Trebisacce e per la sua economia ha costituito per circa un secolo l’autentica Fiat. Nei primi decenni di attività, infatti, e prima dell’avvento dei macchinari, la Fornace dava lavoro a circa 150 persone e benefici economici ad altrettante famiglie, tanto che un impiego nella Fornace veniva considerato alla pari di un posto statale. Ma la sua storia produttiva, nonostante gli sforzi e la tenacia del compianto Comm. Angiolino Cardamone che ne è stato l’ultimo proprietario, è terminata inesorabilmente nel 1987 e da allora dell’antica Fornace “Aletti” non rimane che la parte centrale occupata dai forni Hoffman sovrastati dall’immarcescibile e imponente ciminiera (foto di Arcangelo Augusto Bloise).

A vederla ancora oggi, a distanza di circa un secolo, la possente e artistica ciminiera, rappresenta un autentico miracolo di edilizia strutturale e anche di gusto estetico, ma è carica di un enorme valore simbolico, storico e culturale di quell’archeologia industriale su cui le amministrazioni comunali che si sono succedute fanno bene a puntare attraverso lavori di recupero, di messa in sicurezza e di riutilizzo. Per il suo recupero, infatti, sono già stati impegnati in passato ben 750mila euro di risorse pubbliche, che sono servite alla ristrutturazione e alla messa in sicurezza dei forni, della loro parte soprastante e della ciminiera, mentre con l’ultimo finanziamento di 70mila euro i cui lavori sono in corso, la si sta dotando dei servizi igienici, si stanno eliminando le barriere architettoniche ancora esistenti e si sta lavorando per completare l’impiantistica elettrica, quella termica e quella idraulica.

«L’intervento – ha dichiarato il giovane ingegnere Felice Gualtieri – si inserisce appunto in un progetto più ampio, che vede il recupero di un elemento importante della memoria del territorio quale obiettivo di grande importanza storico e culturale».

«Oltre a completare un’importante opera polivalente – ha dichiarato da parte sua il sindaco Franco Mundo – e consegnarla ai cittadini per essere utilizzata e declinata per varie attività, si va a recuperare un segmento importante della storia locale, un esempio di operosità e una testimonianza concreta che guarda indietro nel tempo e che rimane saldamente legata alla memoria storica della comunità».

Pino La Rocca

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