Redazione Paese24.it

La Calabria apre i confini solo ai residenti. I paradossi delle disposizioni

La Calabria apre i confini solo ai residenti. I paradossi delle disposizioni
Diminuisci Risoluzione Aumenta Risoluzione Dimensioni testo Stampa

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – L’arte nobile della politica è quella che, nella sua attuazione, deve  essere lungimirante, in modo tale che quando si verificano gli eventi, avendoli già previsti, essa non trovi difficoltà a farvi fronte. Certamente nell’agire in suo nome (nobile) necessita, da parte chi è chiamato ad attuarla, anche tanta dose di buon senso, di umanità, di massima comprensione, di competenza, di rigore morale e di uno sguardo sulla società a 360°. Ci si lamentava dello Stato centralistico, così nel 1970 vengono istituite le Regioni, in attinenza ai dettati della Carta Costituzionale. Il decentrare, entro i limiti di buon senso, senza che non  prevalgano gli egoismi di parte, è cosa buona ed utile. Quando poi il decentramento territoriale si discosta dai caratteri universali di una Nazione – Stato, per cui ogni territorio porta avanti le sue richieste di illimitata autonomia, le cose non vanno bene, perché viene meno ciò che caratterizza il concetto di unitarietà dell’intero territorio.

Come si sa la Sanità, insieme a tante altre competenze, è governata dalle Regioni, che, in autonomia, hanno fatto sì che molti servizi venissero razionalizzati e forniti con l’intento di una maggiore efficienza. Molte di esse ci sono riuscite, altre invece, per diverse motivazioni, non hanno assicurato alla popolazione residente gli  adeguati standard qualitativi; è, di fatto, reale lo spostamento per cure importanti da una Regione all’altra di molti cittadini, che, non trovando in loco la giusta risposta ai propri bisogni deve “arrangiarsi”. E si “arrangia” preparando la valigia e riempiendo il suo portafogli per far fronte alle spese di viaggio, visite mediche, pernottamento, ristorazione, ecc. ecc., depauperando la propria regione di risorse economiche e favorendo quelle di arrivo in economia e possibilità di lavoro (personale sanitario, non solo!). Qualcuno non ha più la residenza in Calabria, ma i suoi interessi sociali, interpersonali, affettivi, sono lì, dove la sua famiglia è residente. E’ il caso che marito e moglie abbiano residenze anagrafiche diverse, ma lo stesso domicilio per ragioni prettamente soggettive che la legge consente loro. Ebbene “il covid19” ha fatto sì che da una certa data (8 marzo 2020), per tenere sotto controllo la diffusione del virus, ognuno è stato costretto a restare dove si trovava, con le restrizioni di movimento che tutti conosciamo.

La persona domiciliata in Calabria, ma non residente, che si trovava fuori Regione insieme alla propria moglie, residente in Calabria, non può farvi ritorno  nemmeno a partire dal 4 maggio, poiché il Decreto Regionale del 30 Aprile 2020 n. 38 lo vieta, in contrasto con il DPCM del 26 aprile 2020, che lo consente all’art. 1 comma a)  “….è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza…..

I coniugi conviventi dovranno stare lontani, perché uno dei due non è residente? Non avrei mai immaginato che la Calabria, che ha bisogno del contributo di tutti, si chiuda, nonostante il domiciliato è consapevole di doversi attenere rigorosamente a tutte le norme sanitarie del momento (quarantena) con comunicazione agli Organi Competenti. Siamo stati tutti dentro, ma il disagio per chi si è trovato fuori casa, e non è potuto rientrare nel proprio domicilio o residenza dall’8 marzo 2020, è “provar per credere”. E’ una ripicca politica?. Lascio ai lettori immaginare…  .

L’incomprensione tra chi si trova in alto danneggia non poco chi sta sotto; ciò fino a quando quest’ultimo non acquisisce piena consapevolezza di essere soggetto pensante, unico nella sua specie. Se  si impedisce di far ritorno, significa non riconoscere le ragioni dell’altro. In quale altra Regione si è adottata un simile dispositivo?. Nessuna, di destra o di sinistra che fosse!. Ecco perché ritengo che una certa autonomia fa male. E  c’è chi  vuole maggiore autonomia regionale in settori vitali come la scuola, l’istruzione professionale, i trasporti locali rafforzati, riducendo quelli di collegamento  nazionali (soppressione di molti treni in Regioni del Sud), i tributi da versare quasi tutti  alla propria Regione e tanto altro ancora. Ciò fa differenza, rafforzando il più forte.

Ai ragazzi per far localizzare entro i confini territoriali gli attuali “Stati Regionali!”, si coloravano gli stessi con colori diversi, perché restassero impresse nella memoria ( le Regioni!). Si vuole la differenza? Si faccia pure Auguri all’intera Regione dove ho vissuto gran parte della mia vita, dando ad essa quanto ogni persona con comportamento etico debba sempre dare. Stante così le cose, in un futuro non lontano, convincerò mia moglie a spostare la sua residenza dalla terra dove è nata, ha vissuto e ha ricevuto tanto, ma anche ha dato molto di più con quell’humus, con cui è costruito il vivere civile.

prof. Angelo Iampietro

Condividilo Subito

2 Responses to La Calabria apre i confini solo ai residenti. I paradossi delle disposizioni

  1. Roberto Antonio 2020/05/05 at 20:03

    Pienamente d’ accordo con quanto scritto dal Professore; andrebbe rivisto e ripensato il Titolo V della Costituzione.

    Rispondi
  2. Domenico 2020/05/06 at 13:42

    come ogni emergenza non si riesce a “normare” tutto. é sempre cosi, bisogna capire anche la Regione Calabria, allargare il rientro anche ai “domiciliati” avrebbe comportato un rientro incontrollato. Il problema è un altro: i calabresi non dovrebbero emigrare per lavoro, ma questo è un altro problema. in Veneto e Lombardia si “emigra” non per mancanza di lavoro ma per raggiungere “opportunità migliori”. Fino a quando non arriveremo a questa “emancipazione” avremo situazioni da residenti o domiciliati…

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *