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Giovane di Roseto Capo Spulico muore in attesa dell’ambulanza. Storie di malasanità nell’Alto Jonio

Giovane di Roseto Capo Spulico muore in attesa dell’ambulanza. Storie di malasanità nell’Alto Jonio
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I paesi dell’Alto Jonio registrano l’ennesima vittima della malasanità. Si chiamava Roberto Salerno, aveva solo 46 anni ed era di Roseto Capo Spulico, pieno di vita e benvoluto da tutta la comunità per le sue doti di simpatia e di generosità, molto legato al suo lavoro di fruttivendolo e alla sua adorata famiglia composta dalla moglie Antonella e dalla figlia Rebecca. Purtroppo, mai come in questo caso la coniugazione del verbo al tempo passato è d’obbligo perché Roberto Salerno non c’è più: il I° luglio scorso lo ha infatti strappato alla vita un crudele infarto del miocardio con la responsabile complicità, però, della funesta malasanità che nell’Alto Jonio ormai da anni continua a mietere vittime innocenti. La sua famiglia, infatti, avendo intuito la gravità del malore, ha subito allertato la Centrale del 118, ma al momento l’unica Ambulanza medicalizzata della postazione 18 di Trebisacce, come si saprà a posteriori, era impegnata in un altro soccorso a Sibari e questa circostanza, per il povero Roberto Salerno, si è rivelata fatale.

Avessero potuto, i familiari, si sarebbero rivolti al 118 di Policoro (MT) da dove, considerate le distanze, l’Ambulanza sarebbe potuta arrivare in 10 minuti. Ma i confini territoriali, in questo caso, sono invalicabili: il 118 dell’Asp di Cosenza, anche nel caso di un Codice Rosso, opera solo nei confini regionali. L’intervento dei sanitari del 118 cosentino, in grado di effettuare refertazioni a distanza tramite la tele-cardiologia avrebbe potuto, forse, porre un rimedio alla grave emergenza cardiologica. Sta di fatto che al povero e amato ragazzo di Roseto, come del resto è già capitato ad altre vittime della malasanità, questo diritto è stato negato perché l’assurda malasanità per tutto il vasto Comprensorio dell’Alto Jonio che va da Rocca Imperiale a Sibari, 16 Comuni distribuiti su un territorio aspro e disarticolato e 60mila anime abbandonate al loro destino, dispone di una sola ambulanza. Per di più logora e chilometrata!

Ecco allora affiorare in tutta la loro crudezza le responsabilità della nostra dannata sanità. Non quella ovviamente che riguarda il personale sanitario costretto a operare sempre in trincea ed a combattere senza armi e senza scarpe. Ci riferiamo ai Medici del 118 di Trebisacce che, solo in 4 ormai da anni, sono costretti a turni massacranti ed ai pochi Medici che operano nel “finto” Pronto Soccorso di Trebisacce dove sono lasciati allo sbaraglio perchè non supportati alle spalle né da un Ospedale, né da figure imprescindibili come Anestesisti-Rianimatori, come i Cardiologi e come i Medici-Internisti. Responsabilità gravi, che gridano vendetta, invece, quelle della politica e dei politicanti, dei Commissari e dei Dirigenti altolocati e raccomandati che, tutti lautamente pagati, sono colpevoli dello sfascio della sanità calabrese e soprattutto della difformità di trattamento riservato ai cittadini sul territorio regionale che finisce quasi sempre per generare…figli e figliastri. Paradossale, a questo proposito, la circostanza che spesso e volentieri vede i Medici in servizio, che quotidianamente ci mettono le mani e la faccia, finire sotto processo mentre i papaveri della Dirigenza, sicuramente colpevoli della pessima organizzazione vigente, sfuggire alle responsabilità civili e penali, ma certo non potranno mai sfuggire alle responsabilità etico-morali quando capitano tragedie come quella consumatasi a Roseto il primo luglio scorso.

Pino La Rocca

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