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Corigliano. Degrado bagni pubblici. «Amministrazione Stasi incapace a gestire semplici interventi»

Corigliano. Degrado bagni pubblici. «Amministrazione Stasi incapace a gestire semplici interventi»
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La sezione Udc di Corigliano denuncia il pessimo stato in cui versano i bagni pubblici del centro storico. “Non si giustifica, dopo un anno di amministrazione Stasi, lo stato in cui versano i bagni pubblici in S.Antonio o in quel di S.Francesco – scrivono –  il cui termine cessi, a vederli, è un vezzeggiativo. Ed è pur vero che tale evidenza, un niente, che si presenta pubblicamente a residenti e turisti non offre una referenza qualificante alla buona immagine della città storica che continua a soffrire di una perdita costante di residenti, attività e di servizi primari. Tanto soprattutto  per via di quelle politiche disastrose,  il cui emblema è, a tutt’oggi, rappresentato dall’incapacità amministrativa di far fronte a semplici interventi di manutenzione”. Fanno notare gli iscritti all’Udc che “la riqualificazione dei bagni pubblici è il limite amministrativo annuale di un esecutivo che coinvolge  ben tre settori: Lavori pubblici, manutentivo, ambientale; tre  assessori ed il sindaco con deleghe in materia di Patrimonio, Lavori pubblici, Centro Storico, Ambiente, Sanità”. Lo stato dei bagni pubblici (nelle foto) rappresenta – secondo l’Udc coriglianese – l’emblema dell’operato dell’Amministrazione Comunale di Corigliano-Rossano a guida Flavio Stasi.

“Siamo allo sbando e tutti un pò confusi – scrive l’Udc Corgliano Centro Storico -. Questo falso benessere ha prodotto una generazione molto loquace e poco pragmatica e  che tutti noi abbiamo avuto l’ardire di  porla al governo della Città. Una classe politica a braccetto con i padroni, frutto di una società baumaniana dei  valori liquidi. Questa Amministrazione – concludono – deve dare il senso politico della sua attività ed esistenza,  partendo, appunto, dai centri storici e dai servizi pubblici, ovviamente ponendo freno a questo degrado che dilaga nell’area coriglianese. Non si chiede, quindi, una rivoluzione copernicana, culturale o popolare  ma solo competenze e capacità amministrative anche solo per la cura e la manutenzione patrimoniale. Purtroppo queste qualità non si ottengono con i copia incolla ma con molta umiltà e studio e conoscendo a fondo il territorio. Urlare slogan non serve, serve fare e soprattutto far bene”.

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