Redazione Paese24.it

«Necessario un centro per la cura dei disturbi alimentari in Calabria»

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L’apertura di un centro per Disturbi del Comportamento Alimentare in Calabria. E’ quanto chiedono Dalila Di Lazzaro, Marco Mancuso e Giuseppe Oriolo (consigliere del Comune di Rocca Imperiale), con una lettera indirizzata al ministro della Salute, Roberto Speranza, ai sottosegretari del Ministero della Salute, Pierpaolo Sileri e Andrea Costa, al commissario della sanità calabrese, Guido Longo, al consiglio regionale e ai parlamentari calabresi. La lettera è stata, inoltre, sottoscritta dai gruppi locali “Corigliano in Movimento”, “Rossano in Movimento”, “Rocca Nel cuore” e 188 persone, fra liberi cittadini e uomini e donne delle istituzioni. Tra questi: Silvana Rosa Abate, Paolo Parentela, Anna Laura Orrico e Bianca Laura Granato; il consigliere regionale Giuseppe Graziano; 3 consiglieri di Rocca Imperiale: Giuseppe Oriolo, Clelia Le Rose e Tiziana Battafarano;  Liliana Zangaro, consigliera del Comune di Rossano-Corigliano.

“La Calabria – si legge nella missiva – in campo sanitario ha grossi problemi sotto vari aspetti che da tempo aspettiamo siano risolti, ma l’assenza di un centro residenziale per dca, non può essere ignorato. Tante ragazze e ragazzi soffrono di disturbi alimentari: anoressia, bulimia e binge eating, che spesso, in modo superficiale, vengono associati dalla società a un problema puramente estetico. Ma non è così. Dietro a questi disturbi si nascondono disagi esistenziali, che partono da una profonda fragilità della persona con conseguenze drammatiche se non trattate adeguatamente ed in tempi rapidi. Specialmente in questo periodo che stiamo attraversando, con una pandemia in corso che ha portato isolamento e carenze sanitarie, questo tipo di problema richiede ancora più attenzione, in quanto come ogni patologia di natura psicologica, vengono accentuati i sintomi spesso con risvolti preoccupanti”.

“Questa lettera – continuano i firmatari della richiesta – ha lo scopo di denunciare e mettere in risalto un fatto grave. Chi ha bisogno di un ricovero per questo tipo di malattia, è costretto a curarsi fuori regione. Immaginate, mesi e mesi di ansia in cui il problema può aggravarsi o il paziente può cambiare idea con conseguenze che possono essere fatali o con il rischio di compromettere gli organi irrimediabilmente. Immaginate se dopo mesi di attesa la pratica viene accolta, e un paziente che avrebbe bisogno di tutto l’aiuto possibile si trova davanti al bivio di dover rinunciare agli affetti per andare a centinaia di km di distanza a curarsi per mesi. Tutto questo comporta il fatto che la stragrande maggioranza dei pazienti affetti da tale disturbo rinunci alle cure con conseguenze catastrofiche. Ricoveri ospedalieri, nutrizione forzata, danni irreversibili, condannandosi ad una vita da invisibile tra gli invisibili fino alla completa autodistruzione”.

“Nessuno – concludono Di Lazzaro, Oriolo e Mancuso – dovrebbe più rinunciare alle cure e alla propria vita per colpa di un problema che per troppi anni è stato ignorato o sottovalutato”.

Federica Grisolia

 

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