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Covid tra i giovani. Domenico ha vinto la sua battaglia. «Ho avuto paura. Si può morire a qualsiasi età»

Covid tra i giovani. Domenico ha vinto la sua battaglia. «Ho avuto paura. Si può morire a qualsiasi età»
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Tanti figli dell’Alto Jonio Cosentino, purtroppo, hanno contratto il Coronavirus lontano dai loro paesi di origine, lì dove ormai vivono e lavorano. Naturalmente loro non rientrano nei freddi dati quotidiani dei contagi in questo territorio, ma vengono annoverati nelle tabelle delle provincie, regioni e città dove abitualmente risiedono. Per tanti di loro, alla sofferenza fisica e psicologica del virus si aggiunge quella emotiva rappresentata dal distacco dai propri cari e dal pensiero che la preoccupazione a distanza sulle proprie condizioni di salute provochi ansia e angoscia. Domenico Depalo, giovane di nemmeno 40 anni, ha contratto il Covid-19 in provincia di Salerno dove vive con la moglie Cristina e dove entrambi lavorano. Domenico è originario di Roseto Capo Spulico e cittadino adottivo di Amendolara. Si divide tra i due comuni jonici limitrofi (e Rocca Imperiale, il paese della moglie) dove abitano la mamma e il papà e da dove Domenico ormai manca da diverso tempo. Ha contratto il Covid-19 in Campania, dove ha seguito il suo percorso di quarantena e guarigione. E’ tornato anche al lavoro, con la speranza al più presto di poter riabbracciare i genitori in Calabria. Lo abbiamo intervistato per conoscere – anche negli elementi più intimi e personali – la sua battaglia contro il Coronavirus che seppur giovane e di ottima salute lo ha davvero messo a dura prova. Ma lui stesso ha voluto rilasciare una testimonianza affinché non venga meno il rigoroso rispetto delle regole e del buon senso, uniche armi a disposizione, aldilà dei vaccini, per tenere lontano questo virus subdolo e aggressivo.

Innanzitutto come stai? Adesso grazie al cielo sto bene, anche se con qualche postumo della malattia.

Com’è iniziata la tua brutta esperienza con il Coronavirus? Cosa ti ha spinto a sottoporti a tampone? Tutto è iniziato quando mia moglie ha cominciato ad avere sintomi affini al Covid: febbre, spossatezza e dolori al petto. Abbiamo immediatamente provveduto ad effettuare un tampone antigenico rapido che è risultato negativo. Nel frattempo (dopo circa 4-5 giorni  dai primi sintomi di mia moglie) ho cominciato ad avvertire qualche fastidio al petto ed un tosse piuttosto strana, così ci siamo sottoposti entrambi al tampone molecolare che è risultato positivo.

Hai sempre rispettato le regole, eppure il virus ti ha raggiunto. Nel mio caso, come in tantissimi altri casi, il contagio è avvenuto in ambito familiare li dove le difese vengono meno, li dove al ritorno dopo una lunga giornata di lavoro saluti tua moglie, lì dove finalmente puoi non indossare la mascherina. E’ più facile di quanto si pensi contrarre il Covid. Occorre, oltre al rispetto delle regole, un grande buonsenso da parte di tutti. Ancora c’è chi non indossa correttamente la mascherina o chi pensa che avendo la mascherina può anche non rispettare la distanza di sicurezza.

Una volta risultato positivo, come ti sei comportato? Che tipo di protocollo hai adottato? Una volta accertata la positività sono scattate tutte le misure di quarantena che il protocollo prevede. Sono stato immediatamente contattato dalle autorità per la notifica del provvedimento e le raccomandazioni del caso, mentre subito dopo sono stato contattato dall’Usca per le indicazioni sanitarie e per la comunicazione dei numeri utili per il monitoraggio. Io vivo in provincia di Salerno, lontano dalla mia famiglia, per cui da quel momento ho iniziato a pensare come fare con i beni di prima necessità non potendo uscire. Per fortuna sono abile nell’utilizzo della tecnologia e negli acquisti online, per cui sono riuscito ad organizzarmi per ricevere spesa e detersivi a casa. Per quanto riguarda i medicinali, la farmacia ha attivato un servizio di consegna a domicilio dei farmaci utili per la terapia, mentre per quanto riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti, vi è un servizio dedicato per i malati di covid con ritiro al piano.

La tua giornata con il virus. Come si cura un paziente Covid a domicilio? Il Covid è un virus subdolo che va costantemente monitorato per evitare brutte sorprese. Come prima cosa ho costantemente monitorato la temperatura corporea e la saturazione dell’ossigeno. A tal proposito consiglio di acquistare e tenere in casa un saturimetro, in questo periodo conviene averlo quasi quanto un termometro. La terapia farmacologica, nel mio caso specifico, prevedeva cortisone, antibiotico e aspirina. Oltre ai farmaci, sono fortemente raccomandati gli integratori che tuttora e per molto tempo dovrò continuare a prendere. Ovviamente è raccomandato molto riposo, ma a questo ci pensa il covid, considerando la debilitazione fisica che comporta.

Hai avuto paura? Qual è stato il momento più difficile? La prima settimana è stata quasi più leggera di una normale influenza: febbre a 37.5, spossatezza, mal di testa, tosse e qualche dolore alle ossa. La seconda settimana la situazione è peggiorata, la temperatura corporea è arrivata a 39.9, estremità fredde, difficoltà a respirare. Preciso che per tutta la durata della malattia, non sono mai riuscito a respirare profondamente. Il mio medico curante ha preferito segnalarmi all’Usca che ha immediatamente provveduto ad inserirmi nelle liste di monitoraggio, per cui venivo contattato più volte al giorno per avere in tempo reale i dati di temperatura corporea e saturazione dell’ossigeno. Nei giorni in cui ho avuto la temperatura estremamente alta, sono venuti anche a visitarmi a casa per accertarsi che non avessi una situazione polmonare grave. Fortunatamente, per quanto la situazione non fosse proprio semplice, non è stato necessario alcun ricovero. Ho preferito raccontare prima il momento più difficile, per poter dire in conclusione: si, ho avuto paura. Ho avuto paura perché il virus è imprevedibile, i sintomi cambiano ogni giorno e sono differenti da persona a persona. Basti pensare che io e mia moglie non abbiamo avuto lo stesso decorso. Ho avuto paura di far stare in pensiero la mia famiglia che ha seguito l’evolversi della malattia da chilometri di distanza.

Cosa vorresti dire a chi sottovaluta il virus ed è stanco delle regole? Dopo un anno di pandemia siamo tutti stanchi e desiderosi di tornare alla vita di prima, ma bisogna stare attenti. E’ proprio questo il motivo per cui sto raccontando la mia esperienza, perché giunga il messaggio che il Covid non va sottovalutato, colpisce tutti e lo fa in maniera differente. Noi abbiamo l’obbligo di tutelare le fasce più deboli, i nostri cari, le nostre comunità. Di Covid si può morire e non solo in età avanzata, con patologie. Ci tengo a sottolineare un altro aspetto. Qui in Campania checché se ne dica, di ospedali ce ne sono molti e sono funzionanti. La Regione ha organizzato tutto con un buon piano sanitario ad hoc per la pandemia. Da noi, in Calabria, invece, gli ospedali sono chiusi e l’assistenza è ridotta all’osso. Inoltre le notizie che leggo sul web circa la situazione dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza non sono rincuoranti. Dovrebbe bastare quest’ultima parte a convincere tutti ad un ulteriore sacrificio.

Qual è stata la prima cosa che hai fatto quando hai appreso di esserti negativizzato? Per tutto il periodo ho alternato al pigiama la tuta, per cui la prima cosa che ho fatto dopo essermi sbarbato, è stato vestirmi. Ho preso l’auto e sono andato a fare un giro per poi riprendere le mie funzioni in ufficio il giorno successivo. In sostanza, sono tornato alla normalità, la mia normalità.

Vincenzo La Camera

 

 

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