“Sola leana”. La poesia come atto di resistenza
di Federica Grisolia
“Sola leana” non è soltanto una raccolta poetica: attraversa il mito per approdare all’umano, un canto teso tra la fragilità del distacco e la fierezza della risalita. È la formula latina con cui Arianna, nell’opera Heroides di Ovidio, si definisce dopo l’abbandono di Teseo: “leonessa solitaria”. Non vittima, ma creatura vigile. Da questa radice classica nasce la silloge di Siria Piccirillo – pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore e disponibile nella versione e-book – che fa della poesia un atto di combattimento e sopravvivenza. Scrivere, qui, è il gesto consapevole di chi sceglie la parola come strumento di libertà, di chi afferma la propria indipendenza con la penna. Siria Piccirillo, originaria di Solopaca (Benevento), giovane filologa e docente di Letteratura Italiana, raccoglie il testimone di Arianna e lo consegna al presente, facendo della poesia un atto di combattimento lucido e necessario. «Come donna, mi riconosco in quella solitudine che non è isolamento, ma spazio di autodeterminazione. Come insegnante, vedo ogni giorno nei classici una bussola per i miei studenti: la classicità non è cenere, ma fuoco che illumina le ombre moderne. Come scrittrice, uso quel mito per dare un nome universale a sentimenti privati e alle donne indipendenti che non hanno bisogno di nessuno per essere salvate, poiché sono loro stesse eroine della propria salvezza e del proprio successo».
I versi traggono linfa da un quotidiano sublimato: oggetti minimi, gesti mancati, paesaggi che diventano stati d’animo. «Stilisticamente, prediligo una parola scarnificata, ma densa, una ricerca dell’essenziale che rifugge l’ornamento fine a sé stesso». Ogni testo nasce da uno studio rigoroso del linguaggio che si accompagna a un amore profondo per il ritmo della pausa, per il “vuoto” tra i versi. È in quello spazio che il lettore respira insieme all’autrice: un equilibrio sottile tra ermetismo e consapevolezza. «La scrittura – scrive, nella Prefazione, il professor Hafez Haidar, pluricandidato al Premio Nobel per la Letteratura, arabista e scrittore noto per la traduzione del best seller “Le mille e una notte” – è considerata dalla poetessa pane dell’esistenza, baluardo sicuro in cui trovare rifugio dal dolore e dalla mestizia e in cui assaporare i frutti della gioia».
Al centro della sua poetica, il dolore non è un approdo, ma un reagente chimico. Non è sconfitta, perché viene detto. «Nel momento in cui la sofferenza si fa verso – spiega l’autrice – smette di essere un peso e diventa una struttura. La poesia è l’alchimia che trasforma il trauma in testimonianza, la ferita in feritoia da cui guardare il mondo con più luce». La voce che attraversa la silloge è il frutto di una conquista necessaria, di un “riordino interiore”. «È il diario di una navigazione solitaria che approda a una terra nuova, fatta di versi». La spinta iniziale alla scrittura è istintiva, quasi selvatica, ma la nascita di un timbro autentico passa dal coraggio di togliere, di sfrondare le influenze, di mettersi a nudo davanti alla parola: «E’ stata la disciplina del “togliere” a rendermi libera». In Sola leana, la poesia si conferma rifugio e sopravvivenza, locus amoenus in cui ripararsi dal tedio dell’animo senza smettere di guardare il reale. «E’ verità che si fa lotta. Non è un rifugio passivo dove nascondersi, ma un luogo di resistenza etica – afferma Siria Piccirillo, che si dice “estasiata” dalla poesia».
Un dialogo intimo e sincero con chi legge, capace di andare oltre le parole. «Vorrei che il lettore e le lettrici, in particolare modo, si sentissero “visti”. Spero – conclude la poetessa – che tra le mie pagine possano trovare il coraggio di abitare le proprie zone d’ombra senza timore, scoprendo che la solitudine non è una condanna, ma la condizione necessaria per incontrare davvero sé stessi e, di riflesso, l’altro. Superare i propri vuoti e abbracciare le mancanze, senza dimenticarsi dell’eleganza della propria unicità».

