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Ospedale Trebisacce, si tenta la carta della Suprema Corte. Ma devono partecipare tutti i Comuni

Ospedale Trebisacce, si tenta la carta della Suprema Corte. Ma devono partecipare tutti i Comuni
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Un “ricordo” della protesta popolare contro la chiusura dell’ospedale (settembre 2010)

Sarà la Suprema Corte, dopo la bocciatura del ricorso da parte del TAR, a dire l’ultima parola sul destino dell’ospedale di Trebisacce. Lo ha annunciato il sindaco Franco Mundo in pieno consiglio comunale rispondendo ad una provocazione della Minoranza che, avendo messo in dubbio la volontà dell’esecutivo comunale di costituirsi nell’ultimo grado del giudizio, ha anche avanzato l’ipotesi di volersi sostituire all’amministrazione comunale.

Il sindaco Mundo ha invece manifestato la volontà di tentare l’ultima carta, dichiarando di aver già preso contatti per concordare la strategia da seguire con l’avvocato Giuseppe Mormandi che ha patrocinato la causa dell’ospedale davanti al TAR e che si è detto fiducioso sull’esito finale perché, a suo dire, solo otto mesi addietro il Consiglio di Stato, pronunciandosi sul caso dell’spedale “Padre Pio” di Bracciano, ha riaperto quell’ospedale in forza di un ricorso presentato dai comuni di Bracciano, Anguillara, Trevignano, Ladispoli, Canale Monterano e Cerveteri, dando per buone le stesse ragioni che sono alla base della rivendicazione per il “Chidichimo”.

E’ importante però, fanno osservare in tanti, presentare il ricorso insieme agli altri comuni del comprensorio, perché l’unione, come dimostra quella sentenza, fa la forza. E, cosa non secondaria, si può parcellizzare in modo più equo anche il carico finanziario del procedimento. In realtà anche in quel caso il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso perché il piano di rientro assicurava che: «Il tempo di percorrenza dai comuni limitrofi fosse nella norma e al di sotto della cosiddetta “golden hour” e che il sistema ospedaliero era stato organizzato per garantire l’accesso a prestazioni di qualità con la creazione di centri Spoke e centri Hub, consistenti in ospedali in grado di affrontare le maggiori emergenze con tecnologia avanzata e più alta professionalità». Cosa che per l’Alto Jonio e la Sibaritide è tutta da provare e lo dimostrano, del resto, le morti già verificatesi nel corso di questi primi dieci mesi per l’assenza dei LEA e per le gravi carenze registratesi nelle situazioni di emergenza-urgenza.

Pino La Rocca

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