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Tutela biodiversità zone umide. Alla scoperta del lago Ariamacina in Sila

Tutela biodiversità zone umide. Alla scoperta del lago Ariamacina in Sila
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Domenica 6 febbraio si è svolta una escursione sulle ciaspole organizzata da Legambiente e Cammina Sila per celebrare la Giornata Mondiale delle Zone umide (World Wetlands Day). Appuntamento al lago di Ariamacina (il quarto invaso per ordine di grandezza realizzato in Sila dopo Arvo, Cecita e Ampollino, ndr). Ricorrenza che si celebra il 2 febbraio per ricordare l’anniversario della “Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale”, firmata a Ramsar (Iran) nel 1971 e sottoscritta finora da 170 Paesi, che vede impegnata l’associazione del cigno verde con iniziative su tutto il territorio nazionale compreso la Sila dove la ricorrenza viene celebrata fin dal 2011.

La tutela e la valorizzazione delle zone umide rappresenta un impegno costante per Legambiente che attraverso queste iniziative promuove eventi per ricordare l’importanza delle aree acquitrinose, paludi, torbiere oppure zone naturali o artificiali d’acqua, permanenti o transitorie, comprese zone di acqua marina (con meno di 6 metri di profondità). Si tratta di ecosistemi con un altissimo grado di biodiversità che accolgono e conservano una ricca diversità biologica di piante, uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati e ambienti significativi per il raggiungimento degli obiettivi europei e mondiali al 2030 nella stabilizzazione delle emissioni di gas serra e nella mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici.

Anche la Sila custodisce una significativa varietà di ecosistemi acquatici e di biodiversità non ancora adeguatamente conosciuta e valorizzata. Per questa ragione Legambiente attraverso queste iniziative punta alla tutela dei laghi e dei fiumi silani ricchi di biodiversità ma estremamente fragili a causa dell’inquinamento, dell’agricoltura intensiva e del pascolo abusivo, dall’eccessivo sfruttamento della risorsa idrica per finalità energetica, dagli impatti delle specie faunistiche invasive, dalla pesca illegale e dall’utilizzo turistico inadeguato di questi ambienti. Tutte cause che, amplificate dagli effetti del cambiamento climatico, hanno un impatto diretto sulle specie e habitat tutelati e sulla risorsa idrica sempre più carente.

La Strategia Europea per la Biodiversità ci ricorda che entro il 2050 il 90 % dei terreni sarà notevolmente alterato e che l’85% delle zone umide è già stato perso, ed osserva con preoccupazione che alcune zone umide di origine antropica (come i laghi silani) sono soggette a costanti pressioni a causa della gestione inadeguata della risorsa e di talune specie protette di uccelli e mammiferi. La Strategia sostiene con forza gli obiettivi di proteggere entro il 2030 almeno il 30 % delle aree marine e terrestri dell’Unione, che includono anche ecosistemi acquatici e zone umide. Altre richieste che abbiamo formulato in occasione della giornata mondiale delle zone umide, oltre alla richiesta di aumentare la percentuale di aree protette istituite con la nascita del Parco fluviale regionale del Fiume Neto, anche la designazione di nuove Zone umide secondo la Convenzione di Ramsar ed una di queste potrebbe essere proprio il Lago di Ariamacina che potrebbe ambire a questo riconoscimento internazionale, oltre ad avere una gestione più attenta e una valorizzazione più in linea con i valori di biodiversità che conserva.

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