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“Le parole che ho lasciato volare”. Quando la poesia diventa incontro

“Le parole che ho lasciato volare”. Quando la poesia diventa incontro
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di Federica Grisolia

C’è un momento, impercettibile e necessario, in cui l’ispirazione arriva senza bussare e le parole, una volta affidate alla pagina, smettono di appartenere solo a chi le scrive ma diventano altro e si trasformano nell’incontro con chi legge. È un distacco necessario. “Le parole che ho lasciato volare” di Giovanna Pisu – opera pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore e disponibile anche in e-book – nasce proprio da questo scarto improvviso tra il silenzio e la voce, tra ciò che si trattiene e ciò che, inevitabilmente, prende il largo. Nella raccolta poetica, la scrittura diventa un gesto istintivo e sincero, un atto di fiducia verso le emozioni e la loro libertà. I versi non cercano pose né solenni dichiarazioni: preferiscono l’onestà. Anche quando affrontano temi seri, a volte ruvidi, lo fanno con ironia e leggerezza, come se il sorriso fosse una forma di resistenza o, forse, di salvezza. «I miei versi – confessa l’autrice, che attualmente vive in Sardegna, a Siliqua (Cagliari) – nascono dall’intimità e dall’esperienza personale, esplorano temi come la fragilità, l’amore silenzioso, la ricerca di luce nel buio. Lo stile è essenziale, musicale».

Nelle sue liriche canta l’amore, quello più puro e limpido, che non si nasconde ma batte fino all’ultimo respiro. Un sentimento che, per Giovanna, è anzitutto «un’esperienza intima e solitaria, un viaggio dentro di noi, un riconoscersi. Solo dopo diventa un atto condiviso, come una radice autentica che cresce dentro di noi». Ma anche la natura, «fonte di emozioni e simboli, specchio dell’interiorità e respiro necessario prima che le emozioni diventino poesia». «La poetessa – scrive, nella Prefazione, il professor Hafez Haidar, pluricandidato al Premio Nobel per la Letteratura, arabista e scrittore noto per la traduzione del best seller “Le mille e una notte” – tratta argomenti che rispecchiano il suo legame con Madre Natura: esalta, infatti, le sfumature e la bellezza dei colori delle quattro stagioni, il silenzio e l’assurdità del vuoto». I versi non nascono dal desiderio di aderire a un canone ma, al contrario, rivendicano una dimensione personale, dove l’emozione è protagonista e l’imperfezione diventa linguaggio. Giovanna Pisu scrive perché non può fare altrimenti, perché quelle parole le appartengono e raccontano ciò che è. Essere diversa non è una scelta: è una necessità.

“Le parole che ho lasciato volare” sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «E’ come lasciare che le parole, nate nel silenzio del cuore, prendano il volo e incontrino occhi e cuori nuovi. È un riconoscimento del lavoro creativo ma anche un’occasione di condivisione. Vedere la propria opera esposta in un contesto così prestigioso è emozionante».

«Queste non sono le solite poesie» – dice l’autrice ai suoi lettori, lasciando ai “veri poeti” il compito di scriverle. A lei resta la parte più difficile e autentica: dare voce a ciò che sente e poi lasciarlo andare. «I miei versi cercano di essere uno specchio in cui chi legge possa riconoscersi, sentire che le emozioni non sono mai isolate e scoprire una piccola bellezza o verità nascosta nella vita di tutti i giorni».

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