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Trebisacce. Unitalsi ricorda la Giornata Mondiale del Malato

Trebisacce. Unitalsi ricorda la Giornata Mondiale del Malato
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“Essere misericordiosi e porsi accanto a chi soffre percorrendo insieme un cammino di amore e di carità cristiana”. E’ questo il messaggio lanciato dalla Chiesta di Dio in occasione della 30^ Giornata Mondiale del Malato istituita dal Papa San Giovanni Paolo II per sensibilizzare il popolo di Dio, le istituzioni sanitarie e la società civile all’attenzione verso i malati e verso quanti se ne prendono cura. Così, in sintonia con il messaggio rivolto da Papa Francesco alla Chiesa di Dio nella giornata dell’11 febbraio in cui si celebra la solennità della Madonna di Lourdes, il Vescovo don Francesco Savino per testimoniare la vicinanza e portare conforto a chi soffre nelle corsie degli Ospedali ha fatto visita ai degenti degli Ospedali di Castrovillari e di Trebisacce e agli anziani di “Casa Serena” di Cassano Jonio.

Anche nella Parrocchia “Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria a Trebisacce, sede dell’unica Sottosezione Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes) della Diocesi Cassanese, domenica 13 febbraio è stata celebrata la Giornata Mondiale del Malato a cui, coinvolti dal Presidente dell’Unitalsi Augusto Diodato, hanno partecipato, nel rigoroso rispetto delle precauzioni anti-Covid, dame e barellieri dell’Associazione che ogni anno accompagna i malati a Lourdes con il “treno bianco”, il Gruppo dei Lupetti in rappresentanza degli Scout del Gruppo Agesci di Trebisacce insieme ai sofferenti e ai portatori di disabilità di Trebisacce e dell’Alto Jonio. E’ stato un bel momento per incontrarsi, per pregare insieme e per riflettere sui tanti perché che interrogano, soprattutto nei momenti di sconforto, le menti e le coscienze dei malati e dei disabili che spesso vivono in totale solitudine la propria sofferenza. «Quando la malattia bussa alla tua porta – ha confidato a voce alta la prof.ssa Maria Antonietta Pitrelli – tutto cambia e così, soprattutto nei momenti di sconforto perdi la serenità, ti ribelli anche a Dio: perché proprio a me? Perché farmi soffrire se Tu sei mio Padre? In quei momenti, – ha aggiunto la pro.ssa Pitrelli – solo se si riesce ad alzare lo sguardo e fissarlo sulla Croce di Cristo, morto e risorto, si può trovare conforto e coraggio per guardare avanti e per sopportare la sofferenza quotidiana».

«Molti passi avanti sono stati fatti nel sostegno ai malati e a chi soffre, – ha ricordato nella sua omelia il parroco don Vincenzo Calvosa anche nelle vesti di Assistente Ecclesiastico dell’Unitalsi – ma molta strada rimane ancora da percorrere per assicurare a tutti i malati, anche nei luoghi e nelle situazioni di maggiore povertà ed emarginazione in cui si tocca con mano tutta la fragilità umana, le cure sanitarie di cui hanno bisogno, come pure l’accompagnamento pastorale, perché quanti soffrono possano vivere il tempo della malattia uniti a Cristo crocifisso e risorto, a cui chiediamo di essere aiutati a crescere nella vicinanza e nel servizio alle persone inferme e alle loro famiglie».

Pino La Rocca

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